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"La mafia uccide, il silenzio pure."

La rotta dei poeti

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“Il Sorriso e la Poesia” - per Felicia

STAMPA DICEMBRE 2018 locandina rosetta

 

In occasione del 14esimo anniversario della scomparsa di Felicia Bartolotta Impastato, madre di Peppino Impastato, il 6 dicembre alle ore 21 presso il Salone comunale di Cinisi, l’attrice abruzzese Margherita Di Marco porterà in scena la pièce “Rosetta Malaspina ovvero da un punto dell'eternità”.

L’attrice abruzzese Margherita Di Marco sarà in scena con la pièce “Rosetta Malaspina ovvero da un punto dell'eternità”.

Lo spettacolo - realizzato in collaborazione con Teatro Proskenion per la regia di Vincenzo Mercurio – si ispira alla storia vera di una donna e poetessa calabrese che prova a resistere e reagire alla cultura mafiosa dominante nella Calabria degli anni '50, ma da tutti viene considerata pazza.

Rosetta costruisce e racconta, attraverso il linguaggio della poesia, la sua personalissima 'visione della realtà' che per tutti diventa però follia. "L'unico modo che ha per sopravvivere - si legge nella sinossi dello spettacolo - è di costruirsi un altro mondo, piccolo quanto una stanza. Con la poesia gioca come su un'altalena che la fa volare e divertire per poi ritornare nel tempo in cui vive, con la rabbia di chi urla al vento i pensieri di una profonda solitudine".

A portare in scena il personaggio di Rosetta, l'attrice Margherita Di Marco che ha realmente conosciuto la donna ormai anziana nel piccolo paese di Caulonia, raccogliendone la commovente testimonianza.

La storia di Rosetta Malaspina nelle scorse settimane è stata già portata in scena a Vienna, ospite dell'istituto Italiano di Cultura.

Stavolta la pièce aprirà la “due giorni” di interventi in omaggio a Felicia Impastato, una delle donne che più ha segnato la biografia dell'attrice.

La rassegna, intitolata “Il Sorriso e la Poesia” – Felicia Impastato e Rosetta Malaspina - e organizzata dalla Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, prevede tra l’altro anche l’intitolazione a Felicia dell'attuale via Bassotto a Bonagia, nella città di Palermo (la cerimonia si terrà il 7 dicembre alle 9.00). Il 7 dicembre pomeriggio proiezioni e interventi in onore della donna che, con la sua esperienza di coraggio, ha testimoniato il valore della lotta contro la cultura mafiosa. Interverranno Giovanni Impastato, Luisa Impastato, Anna Puglisi e Umberto Santino.

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Pubblichiamo anche un contributo scritto da Maria Concetta Biundo dedicato a Felicia:

UN URLO

Un urlo, un urlo profondo che parte dalla viscere ed arriva alla gola, un urlo che contiene un no; è quello che Felicia avrebbe voluto fare uscire quando suo figlio è morto, quando suo figlio è stato ridotto a pezzettini perchè è saltato in aria.

Un no forte e potente di fronte alla notizia:”Ma come non lo sai? E’ saltato in aria mentre stava mettendo una bomba. Sì, lì nella ferrovia , per fare saltare il primo treno che porta i lavoratori a Palermo.”

Un no forte e potente di fronte a chi diceva: “ Ma cosa potevamo aspettarci! quello, un terrorista, un folle, uno che non aveva rispetto per nessuno, uno che prendeva in giro tutti: il sindaco, il prete, il capomafia, gli dava quei soprannomi strani: Tano Seduto, Geronimo , ma quando mai si è sentito dire che le persone che contano in un paese possano essere così denigrati, presi in giro. Solo un folle come lui poteva farlo, e ora, pure terrorista, ma, si sapeva.......Cosa altro ci si poteva aspettare da gente come lui, con quelle idee strane....

Ma che diceva?......difesa dei diritti, parità, ma che sono queste cose, ma quando mai.....Non si è saputo da sempre che il ricco comanda ed il povero ubbidisce? Non si sa da sempre che chi nasce povero è destinato a rimanere tale?..... ma cosa andava cercando! Voleva cambiare il mondo? Voleva fare la rivoluzione? Mah....era soltanto un folle, e pure terrorista, come quelli....... chi sono quelli là al nord ......le Brigate Rosse, uno di quelli era!

Felicia si sentiva esplodere sempre più l’urlo dentro mentre dietro il funerale del figlio e di quella bara vuota, vedeva quelle finestre chiuse, quasi che ci si vergognasse pure ad affacciarsi per vedere passare il funerale.

Certo come si fa, pensava la gente, ad andare dietro al funerale di un folle, per magari essere presi pure per folli, pure rivoluzionari, pure.... no, meglio tenersi lontani, ignorarlo, uno come lui non merita neanche la pietà umana, e poi ..........chi sono tutti quelli che vanno dietro a questo funerale! Tanti folli come lui, capelli lunghi, barba, no no, meglio starsene alla larga.

Quell’urlo di Felicia che rimaneva chiuso tra le viscere e la gola, si allargava ed era pronto ad esplodere , ma lei non voleva farlo udire a chi avrebbe soltanto riso ed avrebbe detto: Ben ti sta, non eri tu che andavi dietro a tuo figlio, che te lo tenevi in casa invece di allontanarlo ! ma che figlio era il tuo, era soltanto un folle, e tu ci andavi dietro!

Felicia sentiva che quell’urlo dentro doveva andare in un’altra direzione, lei non doveva arrendersi di fronte a chi si aspettava che crollasse.

Lei doveva rimanere lucida per dire un no fermo e deciso a chi le diceva: era uno di noi e dobbiamo vendicarlo! E lei, a rispondere : non era uno di voi ed io non voglio violenza ma giustizia!

Doveva rimanere ferma e lucida per andare in tribunale a chiedere giustizia, per accusare l’assassino di suo figlio che non era un terrorista ma che era stato ucciso!

Sentiva la gente che dietro le finestre chiuse spiava i suoi passi! Come poteva placare quell’urlo che sarebbe voluto uscire contro questa gente , che rimaneva convinta che suo figlio era un terrorista!

Felicia si girava per la casa, guardava tutti quegli oggetti appartenenti al figlio, i libri, i tanti libri su cui studiava, i giornali, tutto quello che rappresentava il suo mondo.

Ecco cosa doveva fare ! Doveva fare conoscere a tutti chi era suo figlio.

Così ha aperto le porte ed ha cominciato a parlare del figlio, del figlio che studiava, che conosceva, che voleva si cambiare il mondo ma per renderlo più giusto, che prendeva in giro i potenti ma per dimostrare che erano piccoli e fragili... questo era suo figlio e per questo era stato ucciso, perchè voleva smascherarne le malefatte e farli apparire meno potenti.

Questo era suo figlio, e di lui doveva parlare, e quell’urlo che sentiva dentro, cominciava piano piano a diventare una voce che parlava alla gente che cominciava

ad avvicinarsi alla sua casa , una voce che raccontava, che insegnava, che raccomandava ai ragazzi che la andavano a trovare di diventare delle persone libere, come diceva suo figlio, che non era folle , non era terrorista, era solo giusto e sognava rispetto, parità, uguaglianza .

maria

Maria Concetta Biundo (Foto Massimo Russo Tramontana)

 

 

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2018  Casa Memoria Peppino e Felicia Impastato