Come Casa Memoria, turbati da quanto è accaduto in questi giorni a Cinisi, vogliamo capire come sia possibile che la Corte d’Assise di Palermo abbia revocato la confisca del casolare di contrada Uliveto a Cinisi, restituendolo a Leonardo Badalamenti, uno dei figli di don Tano, capo storico della mafia siciliana, boss di Cinisi fino agli anni ’70, implicato e condannato per traffico internazionale di cocaina e condannato anche in quanto mandante dell’omicidio di Peppino Impastato.

Il Comune di Cinisi, negli anni scorsi, dopo che il bene nel 2010 gli è stato assegnato dall’Agenzia nazionale per i beni confiscati, lo ha ristrutturato spendendo 370 mila euro di fondi europei che rientravano nel Piano di Sviluppo rurale della Regione siciliana 2007-2013. Cinisi fa infatti parte del Gal Golfo di Castellammare, che raggruppa Balestrate, Borgetto, Cinisi, Partinico, Terrasini, Trappeto, Ustica e Alcamo; è il Gal che nel 2013 ha chiesto e ottenuto un finanziamento per realizzare nel casolare iniziative per la valorizzazione della vacca cinisara e il mercato ortofrutticolo. Vogliamo capire perché tutto questo sia avvenuto, a noi risulta inaccettabile che un bene già confiscato e ristrutturato con soldi europei (e quindi di tutti) possa essere restituito, Cinisi non merita questo.

Nello stesso tempo, leggiamo dai giornali che Leonardo Badalamenti, per prendere possesso del bene, ha rotto il catenaccio e cambiato la serratura, un gesto che parla da sé. I carabinieri e il sindaco lo hanno denunciato, adesso bisogna capire come si svilupperà la questione. Intanto diamo la nostra solidarietà al Sindaco di Cinisi Giangiacomo Palazzolo che ha preso una netta posizione, difendendo il bene come appartenente alla collettività, dichiarando che: “Appartiene alla gente di Cinisi, forse il signor Badalamenti non ha capito che i tempi sono cambianti”.

Continuiamo a impegnarci nel nome di Peppino e di chi si è battuto e si batte per la giustizia e contro l’oppressione mafiosa, mettendo a rischio anche la propria vita, per il bene collettivo e la costruzione di una società giusta e libera.

Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato

3 commenti
  1. Alessia
    Alessia dice:

    Non è possibile tutto questo. Com’è possibile che un bene confiscato finisca nelle mani del parente di un boss legato al territorio?
    In base a cosa? Se è stato confiscato ed è legato ad un progetto di riuso per la collettività com’è che è subentrato adesso il figlio di Badalamenti?
    Abbiamo bisogno tutti di sapere la verità e che la situazione ci venga spiegata bene.
    Viviamo in un mondo assurdo e questa situazione è paradossale.
    Stiamo facendo passi indietro invece di andare avanti! Che rabbia!

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  2. Mario Strano
    Mario Strano dice:

    Gravissimo! Si usino tutte le “armi” della legge per bloccare quest’assurdità che è un insulto a vivi e morti. Qualcuno che sappia, potrebbe dirmi com’è che siamo giunti a questo punto? Mi sembra un’assurdità incredibile! Da chi, o da che cosa, è dipeso ciò? Non pensate sia il caso di organizzare qualsiasi cosa da cui risulti l’esistenza di un dissenso civile? Datemene notizia, per favore. Grazie, Mario Strano

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