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"La mafia uccide, il silenzio pure."

La rotta dei poeti

    • Un passo che non trema

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Siamo tutti Soumaila Sacko

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                                                                                                                                          foto da internet

Giorno tre Giugno è stato barbaramente ucciso, con un colpo di arma da fuoco alla testa, Soumaila Sacko un ventinovenne maliano attivista dell’Unione Sindacale Di Base, interno al percorso di lotte tra i braccianti della piana di Gioia Tauro. Era uno dei braccianti che lavorano nei campi con salari bassissimi e senza alcun diritto. Era un lavoratore, uno dei così detti “nuovi schiavi” e viveva nella tendopoli di San Ferdinando, uno dei tanti ghetti che nascono vicino ai campi di lavoro. Suomaila, durante le poche ore di pausa, insieme a due amici del Mali, si era recato a piedi in una fabbrica abbandonata, probabilmente per cercare delle lamiere per costruire una baracca dove vivere o far vivere gli altri ragazzi. Secondo i racconti dei suoi amici feriti, ma sopravvissuti all’attacco, un cecchino è uscito dalla propria auto sparando da una distanza di circa 150 metri. Quest’uomo, un bianco, ha sparato alle spalle e all’altezza della testa, con il chiaro intento di uccidere.

Soumaila è stato ucciso da un criminale razzista, il comunicato degli USB afferma: “Nessun motivo dietro l’aggressione, nessun rapporto era mai esistito tra i migranti che si spaccano la schiena nella raccolta di agrumi della Piana e l’assassino. Basta la pelle nera, basta sapersi protetto e condiviso dalle dichiarazioni del neoministro degli interni Salvini, di quello prima Minniti e di quello prima ancora Alfano.”. Sempre nel comunicato leggiamo: “c’è un clima di odio costruito ad arte da chi cerca di scaricare sui migranti la rabbia di chi è colpito dalle politiche di attacco alle condizioni di vita dei lavoratori e delle loro famiglie richieste dall’Unione Europea e attuate da tutti i governi”.

Il rischio attualmente è che Soumalia Sacko venga fatto passare per un ladro, ucciso per legittima difesa, quando invece stava solo cercando delle vecchie lamiere per costruire un giaciglio, cosa che non è accettabile in una società che si dice civile. Non è stato ancora chiarito il movente di questo omicidio, ma è chiaro che il clima di odio nei confronti degli immigrati, scatenato negli ultimi tempi, possa favorire gesti di personaggi esaltati da idee razziste o legati ad associazioni mafiose che approfittano dello sfruttamento di questi lavoratori in nero, persone che intravedono una possibile impunità nel colpire gli immigrati, quotidianamente criminalizzati.

Ieri l’USB ha indetto uno sciopero dei braccianti. Dobbiamo tutti sentirci coinvolti in una vicenda che ha colpito un lavoratore, uno di noi, un ragazzo che lottava per i diritti di tutti. Come Casa Memoria chiediamo verità e giustizia, esprimiamo solidarietà nei confronti degli amici e familiari di Soumaila, che aveva anche una figlia di 5 anni. Ci sentiamo vicini a tutti i braccianti che vivono nella tendopoli di San Ferdinando, a tutti i nuovi schiavi, gli sfruttati e a tutti coloro che ogni giorno alzano la testa e si battono per una società migliore, in cui i diritti dei più deboli siano garantiti.

#siamotuttisoumailasacko.

 

IL COMUNICATO DELL'USB

 

 

 

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