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"La mafia uccide, il silenzio pure."

La rotta dei poeti

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Un filo rosso tra la Sicilia e l'Emilia Romagna

 

 

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Giornate di arte e di impegno: un viaggio che arriverà fino a Cinisi, il 9 maggio, e che nasce da una mostra di Pino Manzella

In questi giorni un “filo rosso” sta legando la Sicilia all’Emilia Romagna, è un filo che supera i confini territoriali, che lega tra loro quelle persone che si impegnano per la giustizia e la libertà, che in una società come la nostra, dove è più facile essere spinti alla solitudine, all’individualismo, alla superficialità, cerca invece di aggregare, di far prevalere la solidarietà, l’impegno civile, la comunanza. E’ il filo che ha stretto forte Peppino Impastato a chi ha voluto continuare la sua lotta per cambiare il mondo, quello che non si è spezzato nemmeno dopo la sua uccisione da parte della mafia, perché certi fili intrecciano tra di loro le mani e i cuori e sono indissolubili, perché scelti e mai imposti, tra alti e bassi continuano nel tempo ed oltre lo spazio e magari inaspettatamente risplendono nei sorrisi delle nuove generazioni che attraverso occhi limpidi possono riscoprire certi valori mai persi.
Il cammino di questo filo è nato da una mostra, quella di Pino Manzella e da un murale che l’artista ha creato all’interno di Casa Memoria Peppino e Felicia Impastato, una casa che Felicia ha voluto aprire a tutti quelli a cui voleva dire di “tenere la schiena dritta” e che “la mafia non si sconfigge con le armi, ma con la cultura”. Nel murale di Casa Memoria il filo rosso ha unito Peppino e sua madre ai compagni che non ci sono più e quel filo non si è più spezzato e continua ad essere tessuto.
La mostra di Pino Manzella, intitolata “Il filo rosso della memoria”, fortemente voluta e promossa da: Cgil di Ravenna, Assessorato alla partecipazione, coordinamento Libera Ravenna, presidio Giuseppe Letizia Libera Forlimpopoli, Anpi Bagnacavallo, associazione culturale Barcobaleno, Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, Comune di Ravenna, Comune di Cervia, Comune di Forlimpopoli, Comune di Bagnacavallo, Comune di Cinisi e con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna, ha cominciato il suo percorso romagnolo a Ravenna per continuare poi a Bagnacavallo, Cervia e Forlimpopoli con lo scopo di aggregare gli Enti Locali, le scuole del territorio e singoli cittadini per formare un gruppo che riaccompagnerà la mostra a Cinisi in occasione della manifestazione nazionale del 9 maggio, anniversario della morte di Peppino Impastato.
Ho partecipato in “punta di piedi” al primo appuntamento che si è svolto dall’1 al 4 Marzo a Ravenna, con il ruolo di curatrice della mostra, anche se accostandomi ad una mostra di Pino Manzella ho solo da imparare: dalle sue idee, dalla sua arte, dal suo impegno. E’ stato un bel lavoro di gruppo ed in questo progetto è il gruppo di persone che ha fatto la forza. In questo gruppo le persone si confrontavano e crescevano via via di numero, dai momenti di riflessione a quelli di convivialità. Così fin dall’inizio c’erano Ada Assirelli che per prima ha avuto la visione di tutto il progetto di cui è stata la principale organizzatrice, c’erano Giovanni Impastato che senza tregua incontra molti giovani e non solo per raccontare la storia del fratello, e poi c’erano Pino, Manuela, Antonella, Massimo, Luigi, Debora, Maura, Barbara, Felicia, Alide, Carlo, Franco, Daniele, Giovanna Greco che ha fatto un bel servizio su tg3 regionale e tanti altri di cui non ricordo il nome, quelli sfiorati solo per farsi una foto, quelli con cui ci si è rivolti un sorriso, le tante donne presenti alla serata dedicata a mamma Felicia, i volontari dell’Auser che permettevano l’apertura delle sale e con cui era pure piacevole fare una chiacchierata, un agrigentino emigrato per fare l’insegnante in Emilia, le persone che hanno partecipato numerose agli eventi con forte interesse e coinvolgimento. Di Ravenna ricorderò questo, la voglia di ritornare, le persone, i mosaici, il cibo ed il filo rosso che a partire da Pino Manzella ci ha stretti in questo forte abbraccio, legando due regioni d’Italia così diverse e così simili al contempo, con la consapevolezza che non ci sono luoghi esenti dal potere del male, dall’ingiustizia, dalla mafia, dalla criminalità, dalla cultura della sopraffazione, per questo vale la pena lottare uniti.
I quadri di Pino Manzella hanno incantato tutti gli osservatori che cercavano di interpretare quei disegni sulle carte antiche in cui il presente rivive nel passato, i loro simboli, le metafore, i messaggi più o meno espliciti. Sono quadri che raccontano la vita di quei giovani che partecipavano al Circolo Musica e Cultura, in anni in cui a Cinisi la mafia controllava capillarmente il territorio ed era difficile uscire fuori da certi schemi tradizionali. Erano giovani che volevano sperimentare un nuovo modo di concepire la socialità ed insieme a Peppino Impastato, incarnando anche lo spirito di trasformazione giovanile che si viveva nel mondo tra la fine degli anni ‘60 e gli anni ‘70, cercavano di educare ed educarsi al cambiamento con la lotta ma anche tramite l’arte, il teatro, la musica. In questi quadri si racconta la vicenda di Peppino Impastato, della sua vita e della sua morte, della lotta della sua famiglia a partire da mamma Felicia per ristabilire la verità attraverso un processo durato ventiquattro anni. Disegni che raccontano una Sicilia fatta di simboli negativi, di dolore, la Sicilia spremuta come l’uva, la Sicilia dove tutto finisce in una “cartata di reschi” o dove la voglia di riscatto è frenata da quella “fauna” umana che nega la voglia di cambiamento, una Sicilia dove però alla mafia non si da un ruolo di protagonista bensì di ombra. Pino Manzella da spazio all’altra Sicilia quella degli scrittori più o meno noti, quella di artisti come Franco Scaldati che non hanno avuto ciò che meritavano, quella di Falcone e Borsellino, quella di chi ha lottato, la Sicilia di Portella della Ginestra, quella delle madri coraggio. E c’è ancora quel filo rosso che va oltre il passato e il presente fino a trasformarsi in una ferita sul mare, il Mediterraneo, nel quale nostri fratelli e sorelle muoiono nei viaggi della speranza…
Questi giorni ravennati sono iniziati con l’inaugurazione della mostra che ha visto più di cento partecipanti che hanno ascoltato gli interventi di Manuela Trancossi (CGIL), dell’Assessora Ouidad Bakkali, il mio, quello di Giovanni Impastato e di Pino Manzella. A questa prima iniziativa è seguita la giornata dedicata a Felicia Bartolotta Impastato, con un incontro moderato da Maura Masotti (CGIL) e gli interventi di Manuela Trancossi, di Felicia Vitale Impastato e di Pino Manzella. Protagonista principale è stato il racconto dettagliato di mamma Felicia, tratteggiato dalla donna che più le è stata accanto negli anni, la nuora Felicia, ascoltata con interesse da un’ottantina di persone, per lo più donne. La traccia costante è stato appunto questo filo rosso da cui un po’ tutti ci siamo sentiti avvolti, che ogni nostra mano ha tenuto almeno per un istante, di cui ognuno è stato protagonista, con la speranza che dalla Sicilia alla Romagna e al di là di ogni confine anche generazionale, possa coinvolgere tutti in una riflessione sempre utile: la memoria non va mai persa perché può essere la maestra che insegna a costruire un futuro diverso, il passato non deve diventare stantio e paludoso come un mare immobile, una zavorra da portare sulle spalle inconsapevoli, ma può diventare un flusso costante, una consapevolezza che ci permetta di comprendere e vivere meglio ciò che è stato, ciò che è e ciò che sarà.
Dopo l’inaugurazione della mostra “Il filo rosso della memoria” svoltasi l’ 1 Marzo a Ravenna nella sala Manica Lunga della Biblioteca Classense e la giornata del 4 Marzo intitolata “Felicia, una donna in Sicilia” in Sala Muratori (Biblioteca Classense), il 16 Marzo a Bagnacavallo presso il Palazzo Vecchio si è tenuta l’inaugurazione della mostra che sarà visitabile fino al 31 Marzo. I prossimi appuntamenti saranno quello di Cervia il 2 aprile con l’inaugurazione della mostra nella Sala Rubicone, Magazzini del sale dove si svolgerà anche il reading di Carmelo Pecora intitolato “L’urlo di Maggio”. Il 16 Aprile ci si sposterà a Forlimpopoli: presso la sala del Consiglio comunale si svolgerà un incontro intitolato “Peppino e i suoi compagni: l’esperienza del gruppo Musica e Cultura”, si terrà poi l’inaugurazione della mostra. La mostra tornerà a Cinisi in occasione della manifestazione nazionale del 9 maggio, anniversario della morte di Peppino Impastato.

Evelin Costa

 

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2018  Casa Memoria Peppino e Felicia Impastato