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"La mafia uccide, il silenzio pure."

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In Liguria la settimana di impegno antimafia

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Numeri record per l’undicesima edizione della manifestazione promossa dal Centro Culturale Felicia e Peppino Impastato di Sanremo

Si è chiusa venerdì scorso a Sanremo l’undicesima edizione della “Settimana di incontri e di impegno antimafia"  con Giovanni Impastato, promossa dal Centro Culturale Felicia e Peppino Impastato di Sanremo, che ha toccato le città di Genova, Savona, Alassio, Loano e Sanremo.
Questa manifestazione, iniziata nel 2008 in occasione del trentennale della morte di Peppino Impastato, si propone come un importante momento di confronto e di analisi, offrendo una riflessione sui temi della lotta alla mafia e all'illegalità con un protagonista nazionale dell’antimafia.  Ad accompagnare Giovanni Impastato in questo viaggio sono stati Claudio Porchia, presidente del Centro Impastato di Sanremo, e Simona Della Croce, giornalista e autrice del libro “Io sono Peppino. La Storia che vi racconteranno non è la mia” (edizioni Zem). Un libro che è stato adottato da diverse scuole come libro di testo e utilizzato come materiale per laboratori didattici.
Venerdì scorso la settimana si è conclusa a Sanremo, dove circa 350 studenti delle scuole sanremesi (Liceo Amoretti, Liceo Cassini, Scuola Media Nobel, Scuola media G. Pascoli, Istituto D. Aicardi) hanno partecipato all’incontro  "La memoria e l’impegno in ricordo di Peppino: Giovanni Impastato incontra gli studenti al Teatro del Casinò di Sanremo”, organizzato dal Servizio Scuola e dall’Ufficio Turismo del Comune di Sanremo. Giovanni Impastato ha parlato di legalità e della sua esperienza personale nella lotta contro la mafia, ricordando le idee del fratello Peppino, assassinato il 9 maggio 1978 a Cinisi per mano mafiosa.
Un incontro, quello con le scuole sanremesi, che è stato molto partecipato da parte degli studenti che hanno ascoltato la storia di Giovanni con interesse. Molte le domande che hanno portato i ragazzi a confrontarsi con il fratello di Peppino Impastato sulla sua lotta e di quella della sua famiglia, sull'impegno antimafia, su cosa significa andare contro questo fenomeno oggi che è in continua evoluzione.

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"Credo che con i ragazzi - ha detto Giovanni Impastato - basti affrontare l'argomento con molta umiltà, con semplicità, senza giochi di parole, senza promesse, senza la solita retorica. La cosa importante per noi è raccontare la storia di Peppino che ha un fascino particolare e contiene un messaggio forte di impegno civile, culturale e molto educativo per le nuove generazioni, è per questo che siamo sempre presenti con i giovani studenti. La mafia non è una prerogativa di noi siciliani, non è qualcosa che appartiene solo a noi, ma è un problema nazionale, che interessa tutti. Questa per me non è una rivalsa, avrei preferito che rimanesse circoscritta, oggi invece ha invaso il territorio nazionale ed è una mafia che si è ben inserita all'interno del sistema di potere, ha capito che bisognava spostare l'interesse dove l'economia ora è più forte. Questa consapevolezza sta per arrivare nei giovani studenti: quando faccio incontri nel sud e nel nord non vedo molta differenza, prima sì. C'è molta curiosità qui al nord, soprattutto in Lombardia, che ormai ha perso il controllo del territorio che è in mano alla 'ndrangheta. Se qualcuno mi chiedesse se oggi c'è più mafia in Sicilia o in Lombardia, non avrei difficoltà ad affermare la seconda".
"Da Peppino questi ragazzi possono prendere la rottura che lui ha operato - prosegue Giovanni Impastato - non soltanto all'interno del sistema, quanto della famiglia che era di origine mafiosa. Peppino ha anticipato i tempi, lui era un grande comunicatore, ha sfruttato benissimo i mezzi di allora. Era uno che credeva nell'arte come veicolo di comunicazione e aggregazione, ad esempio con il circolo 'Musica e cultura'. Era anche un militante politico, dopo la morte dello zio negli anni '60, non è solo riuscito ad acquisire una forte coscienza critica nei confronti della mafia, ma anche una coscienza politica”.
Alla testimonianza del fratello di Peppino, si è aggiunta quella di Felicia Impastato, la moglie di Giovanni che, insieme alla famiglia, ha lottato alla ricerca della verità e ha delineato la figura determinante della mamma, la prima donna in Italia a costituirsi parte civile, insieme a suo figlio, in un processo di mafia. Un lavoro che ha portato alla costituzione dell'Associazione Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, nata nella primavera del 2005 in maniera formale, ma un luogo che proprio per volere di mamma Felicia è sempre rimasto aperto a chiunque volesse conoscere la storia di Peppino.
Una delle più grandi conquiste di Giovanni, di mamma Felicia e dell'associazione, che attorno a essi si è costituita, resta l'essere riusciti ad entrare nella casa che fu di Gaetano Badalamenti, uno dei mandanti dell'omicidio di Peppino. Oggi si può e si deve parlare di legalità, di giustizia e impegno civile soprattutto all'interno di quella casa nella quale si è decisa la morte del giovane giornalista siciliano. Oggi quella casa rappresenta un luogo di vittoria della verità sulla mafia e sui depistaggi, nonché della lotta della famiglia Impastato che non è stata vana e che è stata capace di ricordare la figura di Peppino in tutti questi anni.
L'incontro fra Giovanni Impastato e le scuole sanremesi è stato molto partecipato: 14 incontri realizzati, 18 scuole coinvolte con una partecipazione di oltre 2000 studenti.
Ed è stato un vero e proprio confronto fra i ragazzi e il fratello di Peppino. Purtroppo non è stato possibile accontentare tutte le richieste da parte delle scuole, ma Giovanni sarà di nuovo in città a febbraio per il 'Festival della Legalità e delle idee'. Un apprezzamento è doveroso anche nei confronti degli insegnanti che si sono spesi affinché l'incontro si svolgesse nel migliore dei modi e hanno preparato i ragazzi, facendo vedere loro il film 'I Cento Passi' e discutendo precedentemente della storia di Peppino Impastato.

Centro Culturale Felicia e Peppino Impastato di Sanremo

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