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"La mafia uccide, il silenzio pure."

La rotta dei poeti

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I limiti della satira ed il messaggio di Peppino.

 

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Luca Soldi Coordinatore Provinciale Libera di Prato

 

Sappiamo bene che la satira ferisce più di qualche seriosa esternazione.

Sappiamo che passato un primo momento di compiacimento, nei confronti di chi soffre protagonismo, spesso agita, mette in discussione, ridicolizza.

Rende fragile quanto appare solido. Minimizza i dogmi.

Deride il potere, le istituzioni, gli apparati politici e quelli religiosi. Coloro che sono chiusi in se stessi.

Sconvolge il politicamente corretto. Ma anche le mafie, i corrotti, gli incapaci.

Ecco che qui la satira diventa offensiva, provocatoria, blasfema.

Ne sappiamo qualche cosa anche noi che a Prato abbiamo ricostruito, nello scorso novembre, la figura di un'altro eroe moderno, Peppino Impastato.

Una persona che aveva compreso, nell'estrema punta d'Italia, quanto la satira ferisse le cupole mafiose più di tante leggi speciali.

Quanto la satira riuscisse a raggiungere l'obbiettivo di screditare il malaffare con la forza di un sorriso.

Lui, attraverso le onde della radio, aveva compreso quanto alto era il valore di quegli sberleffi, di quelle prese in giro, di quelle divertenti verità che raccontavano il male, i pregiudizi di un sistema. Il prezzo pagato, come sappiamo, era stato, anche in questo, caso altissimo.

Formidabile era stata in quelli stessi anni la presenza di un periodico satirico come il Male.

Formidabile e devastante per come aveva inciso con le sue copertine provocatorie che riproducevano i quotidiani del tempo con notizie false, assurde, o semplicemente spiazzanti.

Su temi politici, religiosi o tremendamente delicati come quelle sul terrorismo.

Ne cito solo una, quella spudoratamente falsa come quella dell'arresto dell'attore Tognazzi, presentato come il capo delle Br.

Anche nel caso de il Male, il percorso, fu pieno di minacce, denunce e sequestri nella linea di una satira scomoda a tutto e tutti.

E così via seguendo, arrivando ai nostri giorni, alla tragedia di Charlie Hebdo, quante voci e quante altre penne pungenti hanno disegnato, scritto e descritto il sopruso o più semplicemente il potere costituito, la voglia d'ingabbiare?

Denunciando con una critica pungente, disegnando, con il graffio di un pennino, le storture di un mondo che ci vorrebbe inquadrati, schierati, tifosi di un partito, di una squadra, di una religione.

Nell'unico intento della sublimazione della piena libertà.

Ecco, dunque serve per questo, comprendere che il limite della satira non può essere stabilito o definito.

Nel pieno rispetto della regola principe della satira e cioè il limite di non avere limiti.

Nel non avere timore reverenziale nei confronti di niente e nessuno. In una filosofia più vicina a quella anarchica che a quella barricadera.

Creando, nelle stanze chiuse, un vortice di aria nuova, fresca.

Oggi verso il mondo islamico come ieri, o domani, verso quello del cattolicesimo più ortodosso.

Contro i proclami delle destre becere ma anche verso le certezze di qualche sinistra salottiera.

Vedremo, se passata l'indignazione generale, cesserà la voglia di ripubblicare testi e vignette.

Per questo, vedremo, se passato il dolore, la rabbia, la doverosa celebrazione, da parte di tutti, riusciremo a superare tutto quello che fino all'altro ieri, della satira, disturbava?

Solo allora sapremo se saremo in grado di continuare ad apprezzare la continua ventata rivoluzionaria senza che questo consenso che circonda la satira nasconda la volontà di cavalcarla, o di utilizzarla per fini opportunistici.

Un abbraccio Luca

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