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Il piccolo Alan, la Chiesa e gli Stati di fronte ai migranti

umberto santino

Di Umberto Santino, Presidente del Centro Siciliano di Documentazione "Giuseppe Impastato"

C’è voluta l’immagine del piccolo Alan riverso su una spiaggia e in braccio a un poliziotto turco, una sorta di deposizione della vittima innocente dei mali del mondo, per svegliare l’Europa e convincere i suoi governanti e rappresentanti, ad esclusione di fascisti e razzisti, a mutare atteggiamento nei confronti dei profughi e dei migranti.

Anche il papa, che per il suo primo viaggio era andato a Lampedusa e aveva già invitato ad aprire chiese e conventi a poveri e disagiati, ha rivolto un appello a parrocchie, conventi, santuari ad ospitare le famiglie dei migranti e questa volta pare che le sue parole non cadano nel vuoto. L’anno scorso i senza casa di Palermo gli avevano indirizzato una lettera, dopo aver verificato che il cardinale e altri prelati, a cui avevano ricordato le parole del pontefice, avevano risposto con un sorrisino e un no alla richiesta di concedere conventi e altre proprietà abbandonati e occupati da decine di famiglie. Ci sono stati gli sgomberi e si è toccato con mano che quelle del papa erano, per altri uomini di chiesa, solo belle parole destinate a rimanere tali. Ma anche la lettera che i senza casa gli avevano inviato non ha avuto risposta.

Ora sembra che la musica sia cambiata e i senza casa replicano il loro appello: non provocate guerre tra poveri, non mettete i poveri di Palermo contro i migranti che fuggono da guerre e persecuzioni. Su questi terreni si misura il comportamento di religiosi e credenti: si adeguano alle parole del papa, reagiscono più o meno di buona voglia a una congiuntura o si tratta di un mutamento destinato a durare? Ė una domanda che si inserisce in un quadro più ampio: cos’è la chiesa cattolica con un papa come Francesco? Cosa vorrà e potrà essere? Nell’ultimo numero di Micromega sacerdoti, credenti e laici rispondono ad alcune domande su temi cruciali: gli assetti finanziari e il potere della curia, la famiglia e la sessualità, il ruolo delle donne, il rapporto tra stato e morale cattolica. Tra le riposte, quelle di due sacerdoti da anni impegnati dalle nostre parti, Cosimo Scordato e Francesco Stabile, sono tra le più lucide e coraggiose. Sottolineano in particolare l’esigenza di una chiesa povera e dei poveri: finora un’utopia che dovrebbe archiviare duemila anni di storia.

Se la chiesa comincia a fare la sua parte e alcuni stati europei si schiodano dal loro egoismo, le notizie che arrivano non si sottraggono a una logica che continua a essere quella dell’emergenza e del pronto soccorso. Somigliano più a un’eccezione che a una nuova regola. Se si vuole cambiare passo occorrono atti concreti e continuativi. Lo sottolineano i partecipanti alla marcia dei piedi scalzi per un’Europa senza muri con le loro richieste: offrire vie legali di fuga, corridoi umanitari sicuri per le vittime di guerre, catastrofi e dittature; assicurare un’accoglienza degna e rispettosa per tutti, con la chiusura e lo smantellamento di tutti i luoghi di concentrazione e detenzione dei migranti, una vergogna e un affare per chi ha colto anche questa occasione per accaparrarsi il denaro pubblico; creare un vero sistema unico di asilo in Europa superando il trattato di Dublino. E bisogna agire sulle cause: guerre e dittature, fanatismi e intolleranza non sono ineluttabili, scaturiscono da processi storici e non da tare antropologiche. Per affrontare questi problemi e avviarli a soluzione occorre ridefinire le politiche internazionali, dall’Unione europea e alle Nazioni Unite. Un compito che sembra impossibile ma si tratta di cominciare, partendo da una presa d’atto: i muri, i fili spinati, le chiusure, le strategie attuali, all’insegna del neoliberismo e della globalizzazione, non risolvono i problemi, ma li aggravano e li rendono insolubili. Escludendo ed emarginando grandi masse della popolazione mondiale, hanno portato a una situazione che rischia di diventare ingovernabile. Qualcuno dice che ci sono i semi di una terza guerra mondiale. Siamo in tempo per scongiurarla e la mobilitazione dei cittadini pronti ad accogliere i migranti nelle loro case dimostra che possiamo reagire all’indifferenza e all’assuefazione e premere decisamente su stati e organizzazioni internazionali, troppo spesso dominati da logiche da comitati d’affari di minoranze privilegiate. Solo così Alan e tanti bambini come lui, vittime di una moderna strage degli innocenti, non saranno l’icona di una pietà passeggera e ipocrita.

Pubblicato su Repubblica Palermo del 12 settembre 2015, con il titolo: Senzatetto e migranti se ora la Chiesa si dà da fare pure a Palermo.

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