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"La mafia uccide, il silenzio pure."

La rotta dei poeti

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Difendiamo la memoria


ponteranica

 

Il degrado e la mancanza di volontà istituzionali stanno "uccidendo" la memoria. Prioritario mobilitarsi per difenderla, esigerne il rispetto e costruire una società migliore.

Un video che mette in evidenza il degrado a Marsala di una piazza intitolata a Peppino, ricevuto in questi giorni da Casa Memoria, ha risvegliato in tutti noi un tema che ci sta molto a cuore: il rispetto della memoria. Diversi sono i casi in cui la memoria di Peppino è stata calpestata e offesa. Isnello, Ponteranica e anche Cinisi sono i casi più eclatanti. In un paese civile e democratico questi fatti non dovrebbero verificarsi. La memoria dovrebbe essere rispettata, soprattutto quando riguarda persone che, con il loro sacrificio, hanno cercato di costruire un paese migliore. Partiamo proprio dal nostro paese, Cinisi. Negli anni Novanta, una strada che porta alla spiaggia Magagiari è stata intitolata a Peppino Impastato. Di continuo, le targhe, che segnalano la strada, vengono distrutte e, qualche vota, sostituite col nome di Gaetano Badalamenti (vescovo e profeta). E poi c’è l'Auditorium della Scuola Media, sempre intitolato a Peppino, dove non si trova più la targa che indicava il suo nome. Per di più, il locale è ridotto molto male, nessuno se ne prende cura. All’interno di questo spazio si trova anche un'opera d'arte raffigurante l'immagine di Peppino con i suoi compagni, che il pittore Pino Manzella, come insegnante della scuola, aveva regalato all’Istituto. Per alcuni anni l’opera è stata coperta da un telo per le proiezioni, senza nessuna intenzione di mostrarla, cosi come manifesti e locandine che ripercorrevano la nostra storia. La stessa scuola, inoltre, da qualche tempo, ha fatto un passo indietro sul suo coinvolgimento in un evento importante come il “9 Maggio”. E pensare che Peppino era studente di questa scuola! Non da ultima, un’altra vergogna, che ripetutamente segnaliamo e contro la quale ci battiamo, è il Casolare, dove Peppino è stato ucciso e dove è stato trovato il suo sangue prima dell'esplosione sui binari. Al proprietario, spinto solo da interessi economici, non importa nulla della memoria. Per diversi anni lo ha ridotto a una discarica, nonostante il vincolo dei commissari prefettizi posto nel periodo in cui il comune era stato sciolto per infiltrazioni mafiose. Oggi quel luogo di memoria sta cadendo a pezzi ed è stato pure proibito l'accesso a migliaia di visitatori, che provengono da ogni parte del mondo. E ancora stiamo aspettando l’impegno concreto della Regione Sicilia e del governatore Crocetta, che avevano promesso l'esproprio per utilità pubblica e come patrimonio culturale. Proseguiamo con Isnello, paese nell'entroterra della Sicilia. Nella piazza principale, negli anni Novanta, era stato rimosso il Cippo e si stava tentando di togliere l'intitolazione a Peppino, decisa dal sindaco Mogavero, ma, grazie alla nostra mobilitazione e alle nostre denunce, non ci sono riusciti. Ma anche lontano dalla Sicilia le cose non sono migliori. La vicenda di Ponteranica, comune in provincia di Bergamo, è risaputa. Nel 2008, anno del trentennale dell'assassinio di Peppino, su proposta delle associazioni locali e del mondo della scuola, c’era stata l’intitolazione della Biblioteca Comunale. Successivamente, il sindaco leghista, Aldegani, ha pensato come suo primo atto amministrativo, con arroganza e con motivazioni razziste, di procedere alla rimozione della targa e alla cancellazione del nome di Peppino Impastato dalla biblioteca. Come vedete non si tratta di casi isolati, ma di una precisa strategia tendente a cancellare una memoria scomoda. Non bisogna, però, tralasciare che, in conseguenza di questi fatti, è nato spontaneamente un movimento di amministratori Democratici legati alla società civile, che hanno dedicato alla memoria di Peppino tante strade, piazze, biblioteche e alcune scuole. Questo sicuramente è un aspetto positivo, ma non basta. Penso sia importante mobilitarsi e, partendo dal basso, cercare di costruire un movimento di difesa di tutta la nostra Memoria Storica. Se non lo facciamo e se non lottiamo contro ogni forma di rassegnazione, difficilmente potremo crescere e raggiungere gli obiettivi che ci permetteranno di spianare la strada per costruire una società migliore.

Giovanni Impastato

 

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